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Aree grigie e banda ultralarga, finalmente qualcosa di concreto

26 feb 2019
fibraottica

Negli anni scorsi si è parlato molto di superare il digital divide, ora si parla molto aree grigie. Quello che non cambia è la sostanza: la diffusione della connettività nel territorio nazionale è  a macchia di leopardo e col passare degli anni diventa sempre più insostenibile, soprattutto per le aziende, essere connessi a bassissima velocità o in alcuni casi essere totalmente tagliati fuori dalle connessioni in fibra.

Questo , in un contesto in cui il 5G sta diventando ogni giorno più reale, divide l’Italia tra chi ha accesso alle infrastrutture tecnologiche e chi purtroppo ne è tagliato fuori.

L’impulso a colmare questo gap arriva dall ’Unione Europea che tramite il Cebf (Connecting Europe Broadband Fund) si pone l’obiettivo di finanziare progetti per portare la banda ultralarga anche in tutte le zone in cui, per motivi sia economici che logistici fino ad ora non è stata portata, soprattutto in ambito industriale. La novità di questo finanziamento europeo è che potranno accedervi anche piccoli operatori locali che agendo in territori di riferimento sono riusciti ad individuare aree industriali in cui l’arrivo della banda ultralarga potrà portare benefici sia alle aziende che fino ad ora ne sono state sprovviste sia agli operatori che potranno aumentare il proprio bacino di utenza.

Il Cebf metterà a disposizione ben 420 milioni di euro e potranno essere presentati progetti che vanno da un minimo di 1 milione di euro fino a 30 milioni di euro. Il vincolo a cui nessun operatore potrà sottrarsi sarà quello di garantire almeno 100 Mb. Si fa quindi sul serio il tutto nell ’ ottica di portare, soprattutto a livello aziendale una connessione che permetta sia di poter competere sul mercato globale sia di essere pronti a tutte le opportunità che arriveranno con il 5G.

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